Storia della Chiesa di Santa Giustina




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Chiesa

Il primo documento che testimonia la chiesa di S.Giustina è la Bolla di Papa Lucio II del 21 maggio 1114. Certamente in quell’epoca la chiesa doveva esistere già da tempo, ma non sappiamo tuttavia in quale luogo preciso, se sulla riva del fiume Marecchia o già di lato alla Via Emilia. Allo stato attuale delle conoscenze possiamo ipotizzare ragionevolmente che la causa dello spostamento dell’edificio sacro sia da attribuire alle periodiche e disastrose piene del fiume Marecchia.

«Ecclesia iuxta viam publicam»
A conservarci l’immagine della chiesa di S.Giustina costruita nel sito attuale, ma con l’asse parallelo alla via Emilia, è rimasta solo una cartolina illustrata dei primi anni del secolo. Un paio di fotografie scattate dopo le distruzioni ci mostrano l'interno con le decorazioni di stucco ed arelle del '700, sotto le quali, nella parete dell'antica facciata, sembrano emergere palinsesti di primitive porte e finestre, testimonianze dei "successivi ampliamenti, non sempre razionalmente concepiti" e delle trasformazioni che fecero di una chiesa ad aula, una chiesa a croce latina con la porta sul lato prospiciente la via Emilia. La presenza di affreschi sulle pareti interne, che al vescovo Castelli, nel 1577, sembravano guaste e da restaurare, suggerisce che almeno dal XIV o XV secolo, epoca presumibile dell'esecuzione delle pitture, la chiesa di S. Giustina doveva trovarsi presso la via consolare .
Questa informazione sugli affreschi ed altre sulla chiesa e sui parroci, ci sono state conservate nei verbali delle visite pastorali o sacre visite, prescritte dal Concilio di Trento.
Nella visita più antica che troviamo, del 4 ottobre 1541, rettore di Santa Giustina è un certo "dom(in)us Mariotus"; in quella del 26 agosto del 1563 è rettore Antonio Nicoletti, "qui residet in dicta ecclesia" anche il 26 ottobre 1570. Nel verbale della visita del 1572, l'inchiostro ha mangiato la carta; è impossibile separare i fogli senza il pericolo di distruzione delle pagine .
La visita condotta dal vescovo Castelli il 15 giugno 1577 è quella più minuziosamente descritta. La chiesa di S. Giustina è detta "Posita est in planicie domestica iuxta viam publicam ab Urbe Ariminense ad quattuor milliaria distans"; è definita di libera collazione, non soggetta cioè a giuspatronato, capace di contenere le cinquanta famiglie e i circa trecento parrocchiani componenti la parrocchia. La chiesa ha un portico, sotto il quale si apre la porta e l'abitazione del parroco è attaccata all'edificio sacro. A pianterreno la casa parrocchiale ha due ambienti che servono uno da stalla e uno da cantina (in qua sunt duae camerae terrestres quarum una pro stabulo, altera vero pro cella vinaria servit), per una scala di legno si sale al piano superiore dove sono tre camere, una col camino, una piccola per conservare gli utensili da cucina e per la latrina e una probabilmente con il letto del parroco. Unito al campanile si trova la colombaia, entrambe le costruzioni sono addossate alla chiesa. In chiesa c'è un solo altare, sul quale sta il tabernacolo dipinto e dorato, ricoperto da un panno di seta di color rosso, e una pala molto interessante. Si tratta di una tavola che ha al centro un'immagine - in rilievo, si precisa nella relazione del 1612 - del Crocifisso con ai lati, dipinte, le figure dei Santi Rocco e Sebastiano. (Imago Domini Nostri Jesu Christi in Icona loco posita est valde obscura, iuxta quam a cornu epistolae Santi Rochi et a cornu evangelii Santi Sebastiani imago extat... Multae sanctorum imagines in parietibus ecclesiae piciae restaurandae sunt).

La chiesa di S. Giustina ricostruita nel dopoguerra (1944-1963)
In dipendenza degli eventi bellici svoltisi nel territorio di Rimini durante l'estate del 1944, la Chiesa Parrocchiale di S. Giustina rimase completamente distrutta. Durante le operazioni belliche per lo spostamento del fronte, il campanile della Chiesa in parola fu utilizzato dal Comando tedesco come osservatorio per la direzione dei tiri delle artiglierie e, pertanto, il Tempio venne assoggettato a ripetuti bombardamenti aerei, in seguito ai quali il Tempio stesso rimase gravemente danneggiato. Al momento di evacuare il paese, i tedeschi minarono il campanile, che era rimasto intatto, con una fortissima carica di esplosivo, provocando il crollo e l'abbattimento di esso sulla Chiesa, la quale finì col rovinare completamente.
Infine c'è da dire qualcosa del campanile che venne distrutto dalle cariche tedesche nel 1944. A quanto si può giudicare dalla vecchia cartolina e da un disegno approntato per la mancata ricostruzione, il campanile era stato costruito assai recentemente, nel periodo tra le due guerre, da un architetto che si era ispirato al disegno della torre civica di Rimini. I pochi muri rimasti in piedi furono demoliti perché pericolanti.
Si può tranquillamente sospettare che le espressioni di questa relazione di un funzionario del Genio Civile, stesa nel maggio del 1949 su probabili indicazioni del parroco, siano volutamente esagerate per giustificare la decisione di non ricostruire la vecchia chiesa colpita. Una decisione che tutto lascia credere sia stata presa dal parroco, don Domenico Leardini, appoggiata dal Vescovo e certamente condivisa in via di principio dagli ingegneri del Genio Civile. In una foto allegata alla pratica di ricostruzione, la chiesa di S. Giustina appare parzialmente scoperchiata e col settecentesco soffitto ad arelle squarciato, ma con i muri e l'apparato ornamentale di stucco ancora in gran parte conservati e forse facilmente integrabili. Viene il sospetto cioè che anche alla chiesa di S. Giustina sia successo quanto toccò ai monumenti riminesi parzialmente disastrati, come il teatro, l'episcopio, il palazzo marino e altri, che vennero ferocemente demoliti. Infatti in considerazione che il vecchio fabbricato, sorto con successivi ampliamenti, non sempre razionalmente concepiti del primitivo locale, presentava non pochi inconvenienti, sia dal lato puramente liturgico di svolgimento delle funzioni, sia infine per la poco felice ubicazione, con una fiancata parallela alla via Emilia dalla quale invece si realizzava l'unica via di accesso, il Parroco, d'accordo con S. Ecc. il Vescovo della Diocesi, decise di procedere alla costruzione di una nuova Chiesa più rispondente alle necessità del tempo. Don Leardini dunque decise per una chiesa nuova di pacca, anche a patto di pagare del suo la differenza che bisognava aggiungere alla cifra che il Genio Civile, calcolando sui danni e sulla ricostruzione del vecchio edificio, avrebbe dovuto elargire. Prima ancora di scrivere la lettera di richiesta dei danni di guerra, il 23 dicembre 1946, il parroco si era rivolto ad un architetto di Rimini, Costantino Ecchia, per avere il progetto della nuova chiesa con l'asse normale alla via Emilia, e aveva cominciato a scavare e a tirar su muri di fondazione.
Ma il primo progetto dell'Ecchia "di stile ispirato al Rinascimento" non era piaciuto ai membri della Commissione tecnica amministrativa del Provveditorato regionale che il 15 maggio del 1948, salvando solo la planimetria e l’ubicazione, aveva respinto tutto il resto e aveva ingiunto di presentare un altro progetto "più sobrio e armonico" .
Nell'ottobre dello stesso anno il nuovo progetto, o meglio quello vecchio modificato, con due soluzioni diverse per la facciata, era approvato.
Il 9 luglio del 1949 il Provveditore regionale alle opere pubbliche per l'Emilia decretava il finanziamento della perizia del 1° stralcio dei lavori, consistenti nella 'ricostruzione' delle opere rustiche del pronao, della navata e di parte dei transetti con le relatíve coperture. Infine nel 1963, la Commissione Pontificia per l’arte sacra approvava il progetto di completamento dei lavori di ricostruzione.


RESTAURI DELLA CHIESA DEL 1984
La chiesa e gli edifici attigui furono poi quasi integralmente rinnovati nel periodo che va dal 1983 ai giorni d’oggi, con l’arrivo del Parroco D.Giuseppe Scarpellini.
L’interno viene rifatto completamente: il pavimento della chiesa in marmo granito, rosa porino, i 14 finestroni della chiesa con vetrate istoriate raffiguranti scene evangeliche e ritratti di santi. Viene letteralmente rifatto l’intero presbiterio della chiesa, con relativo tabernacolo opera degli artisti di Ortisei. Vengono fuse ex novo 9 campane della ditta "De Poli", di Vittorio Veneto. Viene poi rifatta la chiesetta invernale arricchita anche di un artistico affresco opera di Vaccarini Gioacchino; l’affresco è una meditazione sul mistero di Gesù Cristo albero della vita, da cui prende significato ogni nostra azione: "Io sono la vite e voi i tralci. Non potete fare niente senza di me"; ultimamente vengono poste due finestre istoriate raffiguranti due angeli adoranti Gesù Bambino di Praga.
Nella zona retrostante la chiesa, viene creato un parco adibito a giochi e attrezzatura religiosa della dimensione di circa 15.000 metri; son stato posti alcuni segni religiosi tra cui una cappella alla Madonna di Fatima. La zona è ottima per relax fisico e luogo di preghiera e di riposo.
E’ anche possibile prenotare ritiri di preghiera per gruppi e comunità, si può consumare pranzo al sacco e altro. Vi è possibile bere acqua sorgiva, che viene da una profondità di 60 metri ed è ottima.
Dal 1996 la parrocchia è anche punto di riferimento per i devoti di S.Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo; infatti è stata ospite con tutto il suo corpo per una settimana, con un enorme afflusso di gente da ogni parte dell’Italia.