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News:
LETTERA DEL VESCOVO MONS. FRANCESCO LAMBISASI
COME RISPOSTA ALLA VISITA PASTORALE:
MAGGIO 2012

A Lui il nostro più vivo ringraziamento per la sua venuta nella comunità parrocchiale e per questa sua lettera!


foto


Rimini, 14 settembre 2012

Carissimo Don Giuseppe,
Carissimi Collaboratori e Fedeli tutti
della Parrocchia di Santa Giustina.

Al termine della visita pastorale - effettuata presso la vostra parrocchia nella settimana dal 29 aprile al 5 maggio - vi avevo promesso di scrivervi nel giro di due-tre mesi. In verità ne sono passati quattro, e debbo cominciare questa mia col chiedervi sinceramente scusa per il ritardo, ovviamente del tutto involontario. Nel frattempo mi è capitato più volte di passare davanti alla vostra bella chiesa e di vedere ancora esposto lo striscione con la grande scritta: "Benvenuto Francesco". Al riguardo mi hanno riferito più di qualche simpatica battuta. Personalmente, tra me e me, ne ho pensata un'altra: non vorrei che a qualcuno venisse il dubbio che il Vescovo, nonostante una così lunga attesa, ancora non si decida a venire nella vostra parrocchia! Mi permetto questo tono familiare e bonario in una lettera ufficiale come la presente, perché nei giorni della visita, tra le tante conferme ho avuto anche quella molto gradita di un rapporto solido e sereno con te e tutti voi, al punto che possiamo permetterci di sorridere amabilmente su questi simpatici particolari.
Torno a voi e, come faceva san Paolo all'inizio delle sue lettere, desidero anch'io sciogliere il mio canto di grazie al Signore per la vostra cara comunità. "Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. Sempre, quando prego per voi, lo faccio con gioia" (Fil 1,3-4). Desidero benedire e lodare con tutto il cuore Dio nostro Padre per i doni preziosi che vi ha fatto.
Il primo è senz'altro il dono di un prete, come il vostro parroco, che da quasi trent'anni continua a spendersi per voi con grande generosità e tenacia instancabile. Che cosa possiamo chiedere al Signore per benedire il tuo sacerdozio, caro Don Giuseppe, adesso che veleggi verso il 40° di ordinazione, se non il dono di una bella vocazione sacerdotale di qualche vostro giovane?
Un altro dono caratteristico della comunità di santa Giustina è il clima di preghiera e di comunione che si respira, venendo in mezzo a voi. E' un'aria intrisa di umanità e di vangelo, alimentata con numerose iniziative, pensate e curate con intelligenza e creatività in modo da conciliare momenti di crescita spirituale con altri a carattere ricreativo e culturale. Ne risulta uno spirito di grande famiglia che, mentre fa bene a chi lo vive dal di dentro, diventa anche un attrattivo segno di richiamo per i cosiddetti "cristiani della soglia".
Altri doni ancora sono la vostra chiesa luminosa, pulita, decorosa, dove tra l'altro, proprio l'ultimo giorno della visita, ho avuto la gioia di dedicare il nuovo, splendido altare, disegnato da padre Rupnik. In questo elenco di doni - immancabilmente incompleto - non posso dimenticare il magnifico, vastissimo parco retrostante la chiesa, con centinaia di alberi e di piante, un vero polmone verde, gradevole e riposante; poi il teatro e le strutture della canonica, con il grande tendone per i piacevoli momenti conviviali, come il pranzo comunitario dell'ultimo giorno. Dovrei ancora menzionare la radio parrocchiale, uno strumento povero ma efficace, che permette di portare direttamente nelle case la parola di Dio, la Messa e il rosario quotidiani, con qualche buona testimonianza.
Da ultimo, ma ce ne sarebbero ancora tanti, vorrei citare il dono di una presenza significativa e qualificata della vostra comunità sul territorio. Il centro parrocchiale rappresenta l'unico punto di aggregazione e propone diverse iniziative rivolte a tutte le fasce d'età: il volontariato per gli anziani, il gruppo giovanile, il centro estivo e i campeggi per i ragazzi, le feste di compleanno, gli incontri per le famiglie e le giovani coppie, le gite e i pellegrinaggi.
Vorrei ora passare ad alcune indicazioni per il cammino che vi attende. Mi faccio ispirare da santa Teresa di Gesù Bambino, da voi tanto venerata e anche a me, personalmente, molto cara. Prendo lo spunto dai suoi grandi amori.
Il primo è l'amore per Gesù: "amarlo e farlo amare", questo era il sogno della piccola Santa; questo non può non essere il sogno di ogni cristiano. E non può non essere l'ideale e l'obiettivo fondamentale di una comunità parrocchiale. Qui è l'essenziale: da qui ogni volta occorre ripartire; a questa meta occorre puntare sempre di nuovo. Oggi dobbiamo ricominciare dal primo annuncio, e il messaggio centrale della nostra fede è questo: Cristo non è un personaggio, ma una persona; non è un argomento da talk show, ma un incontro. Il Papa ha indetto l'anno della fede con questo preciso intento: "Il rinnovamento della fede deve essere la priorità nell'impegno della Chiesa ai nostri giorni".
Il secondo amore di Teresa era per la parola di Dio: conosceva il Nuovo Testamento a memoria, come risulta dalle numerose citazioni nei suoi scritti. Verso la fine della sua vita scriveva: "Se fossi stata prete (!), avrei studiato a fondo l'ebraico e il greco per conoscere il pensiero di Dio, così come lui si è degnato di esprimerlo nel nostro linguaggio umano". A 50 anni di distanza dal Vaticano II, dobbiamo interrogarci se non possiamo e non dobbiamo fare di più perché ogni fedele sia messo in grado di poter fare la comunione ogni giorno con il pane della Sacra Scrittura.
Anche l'Eucaristia stava molto a cuore alla piccola Teresa. So quanto stia a cuore anche a voi, come dimostrano le belle celebrazioni liturgiche, sempre ispirate a semplicità, solennità e bellezza, e come risulta pure dall'adorazione eucaristica settimanale. Non vi chiedo di fare più Messe, ma di "fare più Messa". Mi spiego: mettetecela tutta perché ogni fedele, soprattutto i partecipanti occasionali, possano uscirne "con il cuore che arde", come i due discepoli di Emmaus.
E ricordate anche quella travolgente espressione di amore per la Chiesa che Teresa scrive nel suo atto di offerta come vittima alla divina Misericordia? "Nel cuore della Chiesa mia madre io sarò l'amore". Ecco la santità: non solo dire parole o fare atti di amore per la Chiesa, ma essere l'amore. Non è questo il traguardo che Teresa propone a tutti i suoi devoti con l'indicazione della "piccola via"? In questa linea vi raccomando un massimo di unione con le parrocchie della zona pastorale per fare un cammino incisivo ed efficace, nella prospettiva della pastorale integrata.
Infine il mondo, il mondo dei peccatori, dei non cristiani, delle missioni: Teresa non l'ha disprezzato o maledetto, l'ha amato fino a chiedere al Signore di "poter sedere alla mensa dei peccatori". Permettetemi una domanda: amate i cosiddetti "lontani", quelli che non credono, che non frequentano, e da quali segni essi possono "leggere" questo vostro amore?

Come vedete, le cose che vi ho scritte non sono nuove, ma spero che non vi risultino né superflue né noiose.

Vi ho parlato con il cuore di pastore. Ora, mentre vi assicuro la mia preghiera, mi affido alla vostra e vi prego di portare questa mia benedizione ai fratelli infermi e a quanti solo attraverso di voi la potranno ricevere.

 
Francesco Lambiasi Vescovo

MOMENTI DI FORTE EMOZIONI E DI
COMUNIONE IN VAL PUSTERIA



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Vi presentiamo la nostra esperienza vissuta dal 3 al 8 di settembre a Dobbiaco e dintorni.
In modo speciale la nostra via ferrata dal rifugio Auronzo fino a Misurina, 3 ore di avventura con grande soddisfazione di tutti.
Eravamo un bel gruppo di gente coraggiosa e di grande voglia di camminare; ogni giorno dopo la S.Messa partenza per uno o più rifugi, pieni di stupore per la bellezza di luoghi nuovi ed emozionanti.
Grazie al Signore per questi giorni che non potremo mai dimenticare.
D.Giuseppe e i ragazzi

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