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BENEDIZIONI PASQUALI 2012
delle famiglie e delle case
2012 - Anno del Battesimo

Il Battesimo è il più bello e magnifico dei doni di Dio...Lo chiamiamo dono, grazia, unzione, illuminazione, veste d’immortalità, lavacro di rigenerazione, sigillo, e tutto ciò che vi è di più prezioso. Dono, poichè è dato a coloro che non portano nulla; grazia perché viene elargito anche ai colpevoli; Battesimo, perché il peccato viene seppellito nell’acqua; unzione, perchè è sacro e regale(tali sono coloro che vengono unti); illuminazione, perchè è luce sfolgorante; veste, perché copre la nostra vergogna; lavacro, perché ci lava; sigillo, perché ci custodisce ed è il segno della signoria di Dio. (Catechismo Chiesa C. pp322)

Preghiera spontanea libera, di supplica o di ringraziamento ... Benedizione finale con acqua benedetta nelle varie stanze.

Ravviva in noi, Signore, nel segno di quest’acqua benedetta, il ricordo del nostro battesimo e la nostra adesione a Cristo Signore crocifisso e risorto per la nostra salvezza. Amen


Comunità Parrocchiale S.Giustina - Rimini


Amati, anzi immersi nell’amore: battezzati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito, cioè tuffati nell’oceano senza fondo e senza sponde dell’infinito mistero della vita divina. E’ iniziata così, anche per ciascuno di noi, l’avventura cristiana, con il rito dell’acqua versata sulla testa. Molto più suggestiva la triplice immersione del catecumeno nell’acqua battesimale: una vera full-immersion nella vita stessa del Dio-Trinità.

Se il sacramento è un gesto di Cristo compiuto con le mani della Chiesa, il discendere completamente nella grande vasca del battistero significa e realizza l’immersione nella morte del Signore; e il riemergere dall’acqua esprime ed attua la partecipazione alla vita di lui, risorto da morte. “Nel battesimo con lui siete stati sepolti insieme, in lui siete anche stati insieme risuscitati” (Col 2,12). E’ Cristo che con le mani della Chiesa ci immerge nella sua morte e risurrezione. Si ripete sacramentalmente lo stesso suo passaggio dalla discesa nel sepolcro alla gloria del Padre.

E’ nella Pasqua il principio del battesimo: nel momento in cui il catecumeno viene battezzato, entra in comunione con Cristo, muore e risorge con lui: muore l’uomo vecchio per lasciare il posto all’uomo nuovo. Una testimonianza tra le tantissime? Milano, 24 aprile 387, veglia pasquale: viene battezzato, per le mani di Ambrogio, Aurelio Agostino, sotto gli occhi lucidi della madre Monica. Ad anni di distanza il cuore registra ancora sussulti di commozione, come quella notte: “E fummo battezzati. E si dileguò da noi tutta l’inquietudine della vita passata”.

L’acqua battesimale è “sepolcro e madre”: se in rapporto al Figlio, il battesimo è conformazione a Cristo, per via di incorporazione nella sua Chiesa, in rapporto al Padre il battesimo è rigenerazione. Facendoci fratelli suoi, Cristo ci fa figli del Padre. Questa è l’immensa fortuna che ci è data: non siamo delle povere creature, nude e fragili e per giunta tristi e feroci, ma figli amati: gratuitamente, infinitamente, tenerissimamente. Il nostro essere è un “essere ricevuto”, qualcosa di scelto, benedetto, donato. Sono stato pensato e voluto, e chiamato per nome. Questa è la nostra verità, grande e incredibile: siamo non solo umani, ma divini. Una notizia da capogiro: pulsa in noi la stessa vita di Dio. Al solo pensiero il cuore – liberato dalla paura di dover vivere da creature straniere in un mondo ostile – dovrebbe battere all’impazzata …

Infine – il fine di tutto, non la fine! – il battesimo, che – guai a dimenticarlo! – viene celebrato anche nel nome dello Spirito Santo, è consacrazione per la missione: ecco l’opera della terza Persona divina, la persona-Amore, la persona-Dono. Assimilati da lui a Cristo, i discepoli sono chiamati a vivere di Cristo, come Cristo, in-con-per Cristo. San Paolo usa espressioni insuperabili per esprimere la consacrazione-missione del cristiano: vivere “come vivi, tornati dai morti”; profumare il mondo, diffondendo ovunque “il buon profumo di Cristo”; “lasciarsi guidare dallo Spirito”; “rallegrarsi sempre” e “rendere sempre grazie al Signore”…

“Tutta la nostra vita non era che morte”, canta un antico autore cristiano del II secolo, e sull’architrave del battistero di san Giovanni in Laterano una iscrizione latina recita: “Qui nasce per il cielo un popolo di alto lignaggio / lo Spirito gli dà vita nelle acque feconde. / Peccatore, tu scendi vecchio, e risali con un nuova giovinezza. / Nulla separa più i redenti: essi sono uno…”.

Il battesimo ci fa Chiesa: stirpe eletta, assemblea sacerdotale, nazione regale, comunità santa. Siamo un popolo, non un’accozzaglia di individui sfusi. Siamo il corpo di Cristo, non un agglomerato di sette. Siamo un popolo con un unico Capo, siamo famiglia con un solo Padre, e con una sola condizione: la libertà dei figli di Dio, con una sola legge: l’amore, e con un solo fine: il regno di Dio.

C’è una vita più umana di quella cristiana?
Francesco Lambiasi Vescovo

Natale: Gesù viene a casa sua, vuole entrare!

 


“Maria diede alla luce suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo”: questo è quanto ci riferisce, in modo assolutamente privo di pathos S. Luca di quella notte a Betlemme.

Si parla di un rifiuto nei confronti di Gesù da parte di quella società in cui il Messia si incarna e viene alla luce, ma contemporaneamente si registra accanto a tutto il cielo che canta e si commuove, anche alcune persone buone e semplici che corrono da Gesù. E’ la perenne storia degli uomini di ogni epoca: molti almeno apparentemente ancor oggi sembra non aprano la porta a Gesù, mentre una piccola parte come allora corre da Gesù e permette che abiti in loro.

Gesù va in cerca di cuori puri cioè vuoti di sé, lavagne pulite, persone abitate dall’amore folle per Gesù, tanto da chiedere la grazia di essere conformi a Lui e che Lui possa avere il primo posto nei loro cuori, nei loro sentimenti, nel loro volere.

Quest’anno il nostro Vescovo focalizza l’anno pastorale sul sacramento del Battesimo. In quel giorno della nostra rinascita siamo stati immersi nella vita di Cristo; Egli è entrato a casa nostra e l’ha resa sua casa, tutta la sua luce e la sua grazia ha fatto irruzione nella nostra persona. In quel giorno della nostra rinascita oltre alla conformazione a Gesù Cristo e l’incorporazione alla Chiesa c’è stata una rigenerazione dal Padre: fratelli di Gesù e figli del Padre.

Questa l’immensa grazia: non siamo delle povere creature, nude e fragili e per giunta tristi e feroci , ma figli amati: gratuitamente, infinitamente, tenerissimamente.

“Riconosci, o cristiano, la tua dignità e, reso consorte della natura divina, non voler tornare all'antica bassezza con una condotta indegna. Ricorda a quale Capo appartieni e di quale corpo sei membro. Ripensa che, liberato dal potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce e nel regno di Dio. Con il sacramento del Battesimo sei divenuto tempio dello Spirito ». Così si esprime il Papa S. Leone Magno.

Ecco il mio Natale! Io sono in Cristo, i miei genitori con il Battesimo hanno aperto la porta del cuore affinché tutto l’amore di Dio mi invadesse, ora sono chiamato a vivere la vera vita. Davvero vogliamo che Gesù sia il primo nel nostro cuore e nessuna cosa si possa presentare come alternativa. Dio è il primo, Lui è la vita e io proprio perché redento da Lui sono vivo, vivo di Lui e grazie a Lui. Il prostrarsi davanti a Lui nel presepe e ammettere che Lui è il Signore, la fonte e che io sono solo una creatura : è umiltà, cioè di non avere in se stessi un appoggio definitivo ma di trovarlo in Lui.

Infine Natale è l’Amore folle di Dio per noi uomini, perché viene a casa sua e pur trovando porte chiuse seguita ad amare. Gesù donaci la tua follia per amarti!

Natale 2011 Il vostro parroco D.Giuseppe

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