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Mater Verbi et Mater misericordiae

“E’ necessario  guardare, ci ricorda Benedetto XVI, là dove la reciprocità tra Parola di Dio e fede si è compiuta perfettamente, ossia a Maria Vergine che con il suo sì alla Parola e alla sua missione, compie perfettamente la vocazione divina dell’umanità”.  Il Papa  nel documento:”Verbum Domini”, presenta la Madonna come colei che in modo incondizionato è docile alla Parola, è figura della Chiesa  in ascolto della Parola di Dio che in lei si fa carne. Maria è colei che in modo esemplare interiorizza, assimila e vive poi della parola di Dio; la parola di Dio le è familiare, Ella parla e pensa con la parola di Dio tanto che il suo pensiero è totalmente in sintonia con Dio.  Potremo dire che la sua esistenza sia una vita  totalmente modellata e plasmata dalla Parola fino al punto in cui può diventare Madre della Parola Incarnata.


    
          

Maria abitata dalla Parola di Dio, diviene a sua volta nella Chiesa fin dagli inizi, Parola  sicura tramite le sue manifestazioni ininterrotte in tutti i luoghi della terra. Quest’anno  oltre gli insegnamenti del Santo Padre, ci accosteremo a una delle sue Mariofanie, approvata dalla Chiesa due anni fa. E’ l’esperienza della veggente Benedetta che per ben  cinquantaquattro anni, in un piccolo  paesino della Francia a Laus, nel cuore delle  Alpi francesi, vivrà senza interruzioni manifestazioni soprannaturali sorprendenti. La Signora di Laus, la Vergine Maria, si presenta con un messaggio pieno di misericordia, tanto che il luogo delle manifestazioni diverrà un “rifugio dei peccatori” in cui i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia verranno abbondantemente amministrati.

La nostra preghiera in questo mese tutto della Madonna, si rivolge a Lei affinchè come fu madre ed educatrice piena di tenerezza e delicatezza verso  Benedetta, così possiamo pure noi sperimentare nel nostro cammino spirituale la sua attenzione nei nostri confronti. Il profumo soave di Maria continui a manifestarsi pure oggi come un bagno di misericordia e di amore divino 

     Maggio 2011                                                                              D.Giuseppe

Pasqua 2011
San Giovanni, nella maniera a lui propria, ci riferisce nel suo Vangelo circa i discorsi d’addio di Gesù, che appaiono quasi come il suo testamento. All’inizio di tali discorsi c’è la lavanda dei piedi, gesto che tanto sta a cuore a Gesù: si spoglia del suo splendore divino, si inginocchia, per così dire davanti a noi, lava ed asciuga i nostri piedi sporchi, per rendersi capaci di partecipare al banchetto nuziale di Dio. Il gesto della lavanda dei piedi esprime questo: l’amore servizievole di Gesù che ci tira fuori dalla nostra superbia e ci rende capaci di Dio, ci rende puri. Ma veniamo a ciò che accade alla fine di tale gesto, quando le parole di Gesù si trasformano in preghiera, nella sua Preghiera sacerdotale. Da questo testo inesauribile, in quest’ora vorrei scegliere le parole di Gesù, che possono introdurci più profondamente nel mistero del Giovedì Santo. Vi è innanzitutto la frase: “Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 3). Ogni essere umano vuole vivere. Desidera una vita vera, piena, una vita che valga la pena, che sia una gioia. Con l’anelito alla vita è, al contempo, collegata la resistenza contro la morte, che tuttavia è ineluttabile, non si può evitare. Quando Gesù parla della vita eterna, Egli intende la vita autentica, vera, che merita di essere vissuta. Non intende semplicemente la vita che viene dopo la morte. Egli intende il modo autentico della vita – una vita che è pienamente vita e per questo è sottratta alla morte, ma che può iniziare già in questo mondo, anzi, deve iniziare in esso: solo se impariamo già ora a vivere in modo autentico, se impariamo quella vita che la morte non può togliere, allora la promessa dell’eternità ha senso. Ma come si realizza questo? Che cosa è mai questa vita veramente eterna, alla quale la morte non può nuocere? La risposta di Gesù, l’abbiamo sentita: Questa è la vita vera, che conoscano te – Dio – e il tuo Inviato, Gesù Cristo. Con nostra sorpresa, lì ci viene detto che vita è conoscenza. Ciò significa anzitutto: vita è relazione. Nessuno ha la vita da se stesso e solamente per se stesso. Noi l’abbiamo dall’altro, nella relazione con l’altro. Se la relazione è vissuta nella verità e nell’amore, allora dà pienezza alla vita, la rende bella. Ma poi, vi è la distruzione della relazione ad opera della morte particolarmente dolorosa, che può mettere in questione la vita stessa. Solo la relazione con Colui, che è Egli stesso la Vita, può sostenere anche la mia vita al di là delle acque della morte, può condurmi vivo attraverso di esse. Ma solo se la verità è Persona, essa può portarmi attraverso la notte della morte. Noi ci aggrappiamo a Dio – a Gesù Cristo, il Risorto. E siamo così portati da Colui che è la Vita stessa. In questa relazione noi viviamo anche attraversando la morte, perché non ci abbandona Colui che è la Vita stessa. Ma ritorniamo alla parola di Gesù: Questa è la vita eterna: che conoscano te e il tuo Inviato. La conoscenza di Dio diventa vita eterna. Ovviamente qui con “conoscenza” s’intende qualcosa di più di un sapere esteriore. Conoscere nel senso della Sacra Scrittura è un diventare interiormente una cosa sola con l’altro. Conoscere Dio, conoscere Cristo significa sempre anche amarLo, diventare in qualche modo una cosa sola con Lui in virtù del conoscere e dell’amare. La nostra vita diventa quindi una vita autentica, vera e così anche eterna, se conosciamo Colui che è la fonte di ogni essere e di ogni vita. Così la parola di Gesù diventa un invito per noi: diventiamo amici di Gesù, cerchiamo di conoscerLo sempre di più! Viviamo in dialogo con Lui! Dunque rivolgiamogli la parola, è vivo in me, noi siamo in Cristo Gesù dal battesimo. Impariamo da Lui la vita retta, diventiamo suoi testimoni! Allora diventiamo persone che amano e allora agiamo in modo giusto. Allora viviamo veramente. Potremo dire che la nostra vocazione è conoscere Dio, conoscere Gesù. Tutto è perdita se non si conosce Gesù. Lo scopo della vita di chi ha incontrato Gesù è la conoscenza di Lui, cioè il rapporto con Lui perché la conoscenza di una persona è relazione. La conseguenza della conoscenza di Gesù è poi di amarlo sempre di più quasi, come dice la Piccola Teresa, a fare delle semplici parole: “Gesù ti amo”, il continuo respiro della nostra anima, ad ogni battito del nostro cuore. A questo punto la mia vita diventa preghiera, e mi è quasi spontaneo parlare a Gesù. Come ci ricordava un passo della Verbum Domini: la via privilegiata per conoscere Gesù è l’amore e che non si dà un’autentica “scientia Cristi” senza innamorarsi di Lui, di Gesù. Questa sera Gesù per una sua vera conoscenza di Lui ci regala ancora la sua Parola e il mistero dell’Eucaristia: “la Parola di Dio si fa carne sacramentale nell’evento eucaristico, l’Eucaristia ci apre all’intelligenza della parola di Dio; san Girolamo afferma: «Noi leggiamo le sante Scritture. Io penso che il Vangelo è il Corpo di Cristo; io penso che le sante Scritture sono il suo insegnamento. E quando egli dice: Chi non mangerà la mia carne e berrà il mio sangue (Gv 6,53), benché queste parole si possano intendere anche del Mistero [eucaristico], tuttavia il corpo di Cristo e il suo sangue è veramente la parola della Scrittura, è l’insegnamento di Dio. Quando ci rechiamo al Mistero [eucaristico], se ne cade una briciola, ci sentiamo perduti. E quando stiamo ascoltando la Parola di Dio, e ci viene versata nelle orecchie la Parola di Dio e la carne di Cristo e il suo sangue, e noi pensiamo ad altro, in quale grande pericolo non incappiamo?». Conoscere Gesù: amare sempre di più la sua parola, che diviene carne in Gesù, pane donato per la vita eterna, questa la vita eterna fin d’ora. Questa sera Gesù ci parla al cuore e dice: è così facile dimenticarsi di conoscere Gesù e così facile non accorgersi di Lui. E’ in atto una congiura insidiosissima per farci vivere nella dimenticanza del Signore, misconoscere Gesù vuol dire trascurare la vita eterna, la pienezza di vita che già ci è donata. In quest’ora il Signore ci chiede: vivi tu, mediante la fede, nella comunione con me e così nella comunione con Dio? O non vivi forse piuttosto per te stesso, allontanandoti così dalla fede? In quest’ora, in cui il Signore nella Santissima Eucaristia dona se stesso – il suo corpo e il suo sangue –, si dà nelle nostre mani e nei nostri cuori, vogliamo lasciarci toccare dalla sua preghiera. Vogliamo entrare noi stessi nella sua preghiera, e così lo imploriamo: Sì, Signore, donaci la fede in te, che sei una cosa sola con il Padre nello Spirito Santo. Donaci di vivere nel tuo amore e così diventare una cosa sola come tu sei una cosa sola con il Padre, perché il mondo creda. Santa Pasqua di Resurrezione a tutti Sì Gesù, tu sei vivo: la morte non ha potuto fermarti! Tu sei vivo: nel cuore di chi si affida a Te; accendi una speranza che non viene mai meno! Auguri D.Giuseppe Pasqua 2011

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